Lo stato dell’arte della cooperazione in agricoltura. I suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Leadership collettiva e contratti di collaborazione.

cooperazione in agricolturaCooperazione vantaggi e svantaggi. Le centrali di acquisto possono aumentare le conoscenze ed allineare la produzione al mercato. Strategia innovativa: prevedere la possibilità di inserire la GdO e le centrali di acquisto  fra i soci della Cooperazione. Approccio Multi attore e interattività. L’introduzione di tecnologia è nulla se non vi è un mercato di riferimento. L’innovazione è misurabile ex post.

Anche se si riconosce che l’aggregazione fra imprese  può portare a indubbi vantaggi e che in alcuni casi senza una aggregazione non vi è futuro, la prudenza è sempre molta. Soprattutto in certe regioni, le esperienze compiute stimolano la convinzione che si arriverebbe alla fusione solo quando ormai è troppo tardi e non c’è quasi nulla da salvare. Oppure, l’individualismo e la competizione tra piccoli sono tali da consentire solo un tipo particolare di aggregazione, con la realtà  più robusta che incorpora quella più debole.

Si manifestano  atteggiamenti assolutamente individualistici, di eccessivo campanilismo, di espressione di atteggiamenti di superiorità, di comando e non di collaborazione da parte dei più forti.

Tra imprese dello stesso settore vengono organizzati a livello territoriale incontri per decidere un prezzo minimo da non oltrepassare per nessun motivo, ma poi ci sono imprese  che non rispettano nessun accordo.

Esistono  esperienze, come aggregazioni attraverso associazioni temporanee di imprese al fine di affrontare i mercati esteri, o l’iniziativa  imprese che, facendo perno sul prodotto del territorio, è riuscita ad aggregare altri prodotti dello stesso territorio. Oppure, situazioni in cui si è dato vita a un consorzio di secondo grado a cui conferire in fase iniziale una quota minoritaria di produzione, per poi crescere nel tempo.

È in questa direzione che stanno orientandosi diverse imprese, stimolando aggregazioni al fine di costruire, ad esempio, contratti quadro con industrie e commercianti, anche per evitare problemi legati a una gamma mono prodotto, la cui attività non coprirebbe l’intero arco dell’anno e non giustificherebbe certi costi di struttura.

Quanto alle aggregazioni trasversali tra cooperative di settori diversi, si evidenziano i vantaggi ai clienti in termini di ampiezza o completezza di gamma, e alle aziende aderenti in termini di possibilità economica di partecipare a determinate iniziative.

A volte, però, le caratteristiche merceologiche dei prodotti hanno reso impossibile l’adozione di strategie unitarie, con riferimento agli aspetti logistici. In linea di massima, si è consapevoli che le forme realisticamente possibili e più opportune di aggregazione sono quelle dove ognuno trova il suo spazio mantenendo la propria identità: una sorta di contratto di collaborazione, ad esempio per ottenere sinergie di costo, per sviluppare una politica più incisiva di mercato con volumi di offerta nettamente superiori, per uscire da una situazione di mancanza di varietà di offerta.

L’aggregazione avviene con minori difficoltà per imprese tra cui esiste un rapporto di conoscenza e fiducia. Si auspica a questo proposito che le Centrali stimolino le imprese a ricercare forme di collaborazione per giocare un ruolo più importante sul mercato, sostenendo la concorrenza dei produttori di maggiori dimensioni, anche attraverso preliminari occasioni di conoscenza reciproca.

Con riferimento all’export, le Centrali potrebbero creare una piattaforma che offra indicazioni di mercato e consulenza sugli aspetti normativi, che svolga un ruolo di raccordo forte tra le diverse esigenze delle piccole realtà. Alcune imprese sentono il bisogno di avere maggiori informazioni di mercato e di conoscere regolarmente le opportunità.

Modelli innovativi possono essere sviluppati a valere sulla misura 16 dei PSR 2014 – 2020

Fonte: Ismea

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