Opportunità per la coltivazione della stevia

La pianta intera di Stevia, gli estratti grezzi ottenuti dalle foglie e lo stevioside sono stati usati per anni  come dolcificanti in bevande, salsa di soia, yogurt ed altri alimenti in Giappone, Corea e Brasile e  in alcuni Paesi del Sud America e dell’Unione europea. Negli USA, a partire dal 1995, sono stati  usati, come integratori alimentari, preparati in polvere ottenuti dalle foglie di Stevia ed estratti  raffinati.

Coltivazione a pieno campo di stevia

Coltivazione a pieno campo di stevia

Oggi la Rebiana (rebaudioside A,  altamente purificato) viene commercializzato dalla Cargill Incorporated e dalla Coca-Cola negli  USA come dolcificante naturale non-calorico per alimenti e bevande. Le proprietà uniche della  Stevia potrebbero fornire la base di partenza per la produzione di cibi e bevande innovativi, tali  da incontrare e soddisfare le domande dei consumatori, rivolte a prodotti caratterizzati da un buon 95 sapore ma non calorici.

La liberalizzazione dell’utilizzo come dolcificante dei derivati della Stevia rebaudiana rappresenta un momento di svolta per l’intero settore alimentare, oltre che un’eccellente opportunità per il settore agricolo e l’industria di trasformazione.

Punti di debolezza
Il principale punto di debolezza è la mancanza di una filiera strutturata di produzione di
Stevia e di estrazione di steviolglicosidi in Italia.
Segue  l’insufficiente livello di informazioni sulle tecniche di propagazione sia da seme che da  propagazione agamica, la limitata disponibilità di materiale selezionato per avviare la coltivazione, la scarsità di informazioni sulla tecnica colturale in pieno campo sono altrettanti  punti di debolezza per avviare una coltivazione su scala commerciale;
Inoltre vi è una  scarsità di informazioni sugli aspetti relativi alla raccolta e prima trasformazione e sugli  aspetti tecnologico-estrattivi su scala aziendale.

Opportunità
Questa pianta può essere coltivata per avere nuove fonti integrative di reddito, per una migliore gestione agronomica dei terreni, per ridurre fenomeni di erosione, di diffusione delle malerbe, di  infestazioni parassitarie e per una migliore tutela agro-ambientale. Inoltre, sia l’industria che lo stesso consumatore, richiedono sempre più materie prime da utilizzare derivanti da materiali di  partenza di origine naturale, caratterizzati da “rinnovabilità”, pressoché completa  “biodegradabilità”, ridotta “ecotossicità”.

Pertanto un punto di forza è rappresentato dalla forte richiesta di steviol glicosidi da parte di diversi settori industriali e dall’interesse a reperire estratti di qualità elevata, sicuri e tracciabili  anche con certificazione biologica, meglio se prodotti in Europa. L’incertezza di potersi  approvvigionare anche in futuro sui mercati emergenti asiatici e cinesi di questi estratti,  rappresenta un rischio per le aziende di trasformazione che progettano nuove linee di produzione.

Rappresentati per la quasi totalità da rebaudioside A, seguito dallo stevioside, questi dolcificanti  sono infatti caratterizzati da un basso contenuto di steviol glicosidi con aggiunte di eritritolo e in  certi casi di maltodestrine (componente questo non adatto per i pazienti diabetici).

L’avvio di una filiera produttiva che consenta la tracciabilità e la stardardizzazione dei requisiti  qualitativi, anche in relazione alla riduzione dei rischi di contaminanti, potrebbe rappresentare  una opportunità per il settore agricolo in un momento di profonda revisione della PAC, ma anche  una interessante strategia di marketing per le aziende alimentari del settore, orientate verso lo  sviluppo di produzioni innovative biologiche o di prodotti DOP.

Minacce
La disponibilità di estratti di stevioside e rebaudioside presenti sul mercato Europeo a prezzi  competitivi anche se con standard qualitativi non sempre rispondenti ai requisiti richiesti  dall’industria (che però è tenuta a fare i controlli sugli ingredienti che usa e può definire appositi  capitolati d’acquisto).

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